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Gea
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mwbgGea o mwbwGeo o mwcaGe (mwcqin greco antico Γῆ?, Ghḕ), oppure mwcgGaia (in greco ionico e quindi nel greco omerico mwcwΓαῖα mwdaGàia), è, nella mwdqreligione e nella mwdgmitologia greca, la mwdwdea primordiale, quindi la potenza divina, della mweaTerra.
Dea primigenia dall'inesauribile forza creatrice, è considerata nella religione greca l'origine stessa della vita. Fu madre di molti figli, tra cui mwegUrano (il cielo), mwewPonto (il mare) e i dodici mwfaTitani, a loro volta progenitori degli mwfqdèi Olimpici. Corrisponde alla romana mwfgTellus.
Contents
• Note
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Gaia (Gea) nella Teogonia di Esiodo
Unendosi a Urano, Gaia genera i Titani (mwsaΤιτῆνες): mwsqOceano (mwsgὨκεανός)cite-ref-5[5], mwtwCeo (mwuaΚοῖος), mwuqCrio (mwugΚριός), mwuwIperione (mwvaΎπέριον), mwvqGiapeto (mwvgἸαπετός), mwvwTeia (mwwaΘεία)cite-ref-6[6], mwxqRea (mwxgῬέᾱ oppure mwxwῬεία), mwyaTemi (mwyqΘέμις), mwygMnemosine (mwywΜνημοσύνη), mwzaFebe (mwzqΦοίβη), mwzgTeti (mwzwΤηθύς) e mwaaCrono (mwaqΚρόνος).
Urano, tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gaia, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe, per Cassanmagnagocite-ref-10[10], nella loro "mostruosità". Ecco che la madre di costoro, Gaia, costruisce dapprima una mwhgfalce e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l'ultimo dei mwhwTitani, mwiaCrono, risponde all'appello della madre e appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Kronos, nascostocite-ref-11[11], lo evira. Il sangue versato dal membro evirato di Urano gocciola su Gaia producendo altre divinità: le mwjqErinni (mwjgἘρινύες: mwjwAletto, mwkaTesifone e mwkqMegeracite-ref-12[12]), le dee della vendettacite-ref-13[13], i terribili mwmgGiganti (mwmwΓίγαντες)cite-ref-14[14] e le mwoaNinfe Melie (mwoqΜελίαι)cite-ref-15[15]cite-ref-16[16].
mwqwPonto (mwraΠόντος, il Mare) generacite-ref-17[17] mwsqNereo (mwsgΝηρεύς) detto il "vecchio", divinità marina sincera ed equilibrata; poi, sempre Ponto ma unitosi a Gaia, genera mwswTaumante (mwtaΘαῦμᾱς)cite-ref-18[18], quindi mwuqForco (mwugΦόρκυς)cite-ref-19[19], mwvwCeto (mwwaΚητώ)cite-ref-20[20] dalle belle guance, ed mwxqEuribia (mwxgΕὐρύβια)cite-ref-21[21].
Gaia e mwzaTartarocite-ref-22[22] generano mw0qTifone (mw0gΤυφῶν) "grazie all'aurea mw0wAfrodite" cite-ref-23[23]. Questo essere gigantesco, mostruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi (mw2aZeus) e relegato insieme ai Titani nel Tartaro, da dove spira i venti dannosi per gli uomini. Infine Gaia unendosi a mw2qTartaro generò mw2gPallante (mw2wΠαλλάς) un gigante che tentò di violentare mw3aAtena durante la mw3qGigantomachia nella quale perse la vita.
Genealogia (Esiodo)
Discendenti di Gaia (Terra) e Urano (Cielo)
Discendenti di Gaia e del sangue di Urano (sinistra) e dei genitali di Urano (destra)
Altre versioni
Tra i figli di Gea, oltre a quelli citati nella mw-qTeogonia, altre fonti riportano mw-gErittonio (nato dal seme di mw-wEfesto caduto sulla terra), mwaqaAnteo e mwaqeCariddi (da mwaqiPoseidone), mwaqmTrittolemo (da mwaqqOceano), mwaquBisalte (da mwaqyElio), mwaqcOfiotauro, mwaqgPitone, i mwaqkGigeni, i mwaqoCureti, e altri ancoracite-ref-27[27].
Altri miti riguardanti Gea
• mwariApollodoro (mwarmBiblioteca I,1) sostiene che Gea abbia dapprima partorito i Centimani (Ecatonchiri) e poi i Ciclopi. Urano, il loro padre, gettò questi ultimi nel Tartaro; allora Gea gli partorì i sei Titani (Oceano, Ceo, Iperione, Crio, Giapeto e, per ultimo, Crono) e le sette Titanidi (mwarqTeti, mwaruRea, mwaryTemi, mwarcMnemosine, mwargFebe, mwarkDione e mwaroTia).
Irata con Urano che aveva gettato nel Tartaro i precedenti figli, Gea incita i Titani a sopraffare il padre: tutti accolgono l'invito di Gea tranne Oceano. Aggredito il padre, Crono lo evira.
• Apollodoro (mwar4Biblioteca I,6) ci dice che Gea partorì i Giganti, in quanto adirata per la sorte subita dai Titani e, sapendo che nessuno degli dèi dell'mwar8Olimpo poteva ucciderli ma solo un mortale, andò alla ricerca di una pianta magica che impedisse loro di morire anche per mano degli uomini. Saputo ciò, Zeus colse per primo la pianta.
Gea concesse l'immortalità ad mwataAristeo.
Alcuni studiosi credono che Gea fosse la divinità che originariamente parlava per bocca dell'mwatiOracolo di Delfi. Ella passò i suoi poteri, a seconda delle versioni, a mwatmPoseidone, mwatqApollo o Temi. Apollo è il dio a cui più di ogni altro è collegato l'Oracolo di Delfi, esistente da lungo tempo già all'epoca di mwatuOmero, perché in quel luogo aveva ucciso il figlio di Gea mwatyPitone, impossessandosi dei suoi poteri mwatcctonii. Hera punì Apollo per questo gesto costringendolo a servire per nove anni come mwatgpastore presso il re mwatkAdmeto.
Gea nell'arte
Nell'arte classica Gea poteva essere rappresentata in due modi diversi:
• Nei mwauumosaici di epoca successiva appare come una donna che si sta stendendo a terra, circondata da un gruppo di mwauymwaucCarpi, divinità infantili che simboleggiano i frutti della terra.
Note
cite-note-22. ↑ Si riferisce all'estensione, il Cielo stellante, semisferico, finisce là dove finisce Gaia, la linea di orizzonte indica sia la fine del Cielo stellante che della Terra (Arrighetti, p. 326; Cassanmagnago p. 929).
cite-note-44. ↑ distinto quindi da Oceano (mwavwὨκεανός).
cite-note-55. ↑ In mwawaIliade, XIV 201, Oceano è detto «padre degli dèi». mwaweAristotele, in mwawiMetafisica I (A) 3,983 intende questo, «Oceano e Teti genitori del divenire», come anticipazione delle teorie di Talete.
cite-note-66. ↑ Pindaro mwawyIstmica V la canta; da intendere come divinità della luce (cfr. Colonna p. 83).
cite-note-77. ↑ Dèi con un "occhio solo", i loro nomi richiamano rispettivamente il "Tonante", il "Fulminante" e lo "Splendente".
cite-note-88. ↑ Da notare la differenza con lmwaw0'mwaw4Odissea, IX 187, dove i Ciclopi risultano dei giganteschi e selvaggi pastori e in cui, uno di questi, Polifemo,è figlio di Posidone. Qui, nella mwaw8Teogonia esiodea, sono invece tre, dèì figli di Urano e Gaia, costruttori di fulmini che poi consegneranno a Zeus; in Callimaco, mwaxaInno ad Artemide, sono gli aiutanti di Efesto, costruttori delle fortificazioni delle città dell'Argolide, ma lo scoliaste (Esiodo mwaxeTheog., 139) indica questi ultimi come una "terza" categoria di Ciclopi: «perché di Ciclopi ci sono tre stirpi: i Ciclopi che costruirono le mura di Micene, quelli attorno a Polifemo e gli dèi stessi.».
cite-note-99. ↑ Così lo scoliaste (148): «Costoro sono detti venti che prorompono dalle nubi e sono di sicuro devastatori. Per questo miticamente sono provvisti anche di cento braccia perché hanno pulsionalità guerresche. Cotto, Briareo e Gige sono i tre momenti (dell'anno): Cotto è la canicola, cioè il momento dell'estate, Briareo è la primavera in rapporto con il fiorire ('bryein') e crescere le piante; Gige è il tempo invernale.» (Trad. Cassanmagnago, p. 503).
cite-note-1010. ↑ Cassanmagnago, mwaxgop. cit., p. 929.
cite-note-1111. ↑ Nella vagina della madre, mwaxwlocheòs (così legge Shawn O'Bryhim, mwax4Hesiod and the Cretan Cave in "mwax8Rheinisches Museum fuer Philologie" 140: 95-96, 1997).
cite-note-1212. ↑ Questi nomi sono tuttavia di origine ellenistica, mentre la loro presenza è ternaria a partire da Euripide; nellmwaym'mwayqIliade il nome è plurale (ad es. XIX, 418) che singolare (ad es. XIX, 87).
cite-note-1313. ↑ Queste dee rappresentano lo spirito della vendetta nei confronti di chi colpisce i parenti o i membri del proprio clan. Sono anche le divinità che sorvegliano il rispetto degli impegni presi sotto giuramento e che impongono il rispetto del corso "naturale" degli eventi (in quest'ultima accezione cfr. mwaygIliade XIX, 418 ed Eraclito fr. 94 Diels-Kranz).
cite-note-1414. ↑ Nellmwayw'mway0Odissea (VII, 59) sono una tribù selvaggia che perisce insieme al loro capo Eurimedonte.
cite-note-1515. ↑ Le Ninfe dell'albero di frassino. Anche queste divinità sono strettamente connesse con la guerra essendo il frassino l'albero con cui si costruivano le lance.
cite-note-1616. ↑ Lo scoliaste (187) sostiene che da queste Ninfe viene la prima generazione degli uomini.
cite-note-1717. ↑ Non è chiaro se per partenogenesi, o come gli altri successivi a lui, per mezzo dell'unione con Gaia, cf. Arrighetti p. 294, Cassanmagnago p. 931 (46).
cite-note-1818. ↑ L'aspetto meraviglioso del mare, cfr. Arrighetti p. 294.
cite-note-1919. ↑ L'aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p. 294.
cite-note-2020. ↑ Anch'esso aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p. 294.
cite-note-2121. ↑ L'aspetto violento del mare, cfr. Arrighetti p. 294.
cite-note-2222. ↑ Cfr. vv. 820-885.
cite-note-2727. ↑ mwacgmwackmwacoGaia, su mwacstheoi.com. mwacwURL consultato il 26 dicembre 2021.
cite-note-2828. ↑ Amaltea è invece il nome stesso della capra in Apollodoro I, 1, 6-7; Callimaco mwadaInno a Zeus 46-9; Diodoro Siculo V, 70,3.
Bibliografia
• Esiodo. mwadqOpere. Traduzione di mwaduGraziano Arrighetti, 1998 Torino, Einaudi-Gallimard; Milano, Mondadori, 2007.
• Esiodo. mwadcTutte le opere. Traduzione di Cesare Cassanmagnago, Milano, Bompiani, 2009.
• Esiodo. mwadkOpere. Traduzione di mwadoAristide Colonna, Torino, UTET, 1977.
• mwadw(EN) Timothy Gantz, mwad0Early Greek Myth: A Guide to Literary and Artistic Sources, Johns Hopkins University Press, 1996, Due volumi: ISBN 978-0-8018-5360-9 (Vol. 1), ISBN 978-0-8018-5362-3 (Vol. 2).
• mwaeeKároly Kerényi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Milano, Garzanti, 1976.
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikibooks
• Wikimedia Commons
• Wikibooks contiene testi o manuali su Gea
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Gea
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itGaia, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefsapere-itGàia (mitologia) / Gèa, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Gaea, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citereftheoi-project(EN) Gea, su Theoi Project.
• citerefgoodreads(EN) Gea, su Goodreads.
• (EN) Gea, su Comic Vine, Fandom.